La risposta che stai cercando la trovi prima di impostare una campagna ads. Studia attentamente il sito del tuo business online e lo scoprirai così.

 

Sai che molti clienti mi hanno fatto questa domanda: quanto dovrei investire in ads?

Vorresti sapere cosa ho risposto?

 

Ci arrivo subito.

 

Prima, però, permettimi di sottolineare una cosa importante. Anzi, fondamentale. L’investimento in ads NON è direttamente proporzionale al numero di potenziali clienti che acquisirai realmente durante la tua campagna.

 

Avere un budget considerevole a disposizione è un buon punto di partenza, non sinonimo di successo garantito. E ti spiego subito perché…

 

Google e Facebook, a differenza della pubblicità tradizionale, danno alle aziende e ai professionisti  la possibilità di tracciare in tempo reale come viene speso ogni centesimo e soprattutto sapere se c’è un ritorno, sia che si voglia aumentare il traffico, fare branding o aumentare le vendite del tuo e-commerce.

Perché il punto è che la domanda vera non è: “Quanto dovrei spendere in Facebook Ads?” bensì: “Quanto dovrai spendere in ads per avere un ritorno sul mio investimento?”.

La prima cosa che devi sapere è che dietro il successo di una ads c’è non solo l’analisi delle keywords, ma una buona fetta della strategia che caratterizzerà la tua campagna di digital marketing.

 

Ho visto nuovi clienti disperati venire da me chiedendomi come mai una determinata ads non aveva alcun ritorno sull’investimento. Pensa che, alcune volte, è bastato inserire la chiave di ricerca su Google per dimostrare, in pochi secondi, che quella determinata ads, impostata su una o più keywords, semplicemente non era in target. Una volta, per esempio, un cliente che si occupava di forniture alberghiere mi ha mostrato una campagna che aveva in corso per i mobili da buffet che vendeva ad alberghi e ristoranti e questa lo portava a competere con wedding planner e altri professionisti che si occupavano dell’allestimento del buffet e della sua presentazione, non della struttura che lo conteneva.

 

Risultato? Aveva sprecato i suoi soldi (per sua fortuna non ne aveva investiti molti).

 

L’errore principale che molte aziende effettuano provando a gestire in autonomia le proprie campagne pubblicitarie su Google e Facebook è quello di inseguire (per non dire scimmiottare) i propri competitors andando così ad affollare campi già saturi e, quel che è peggio, rinunciando a mettere in evidenza le proprie specificità per uniformarsi senza se e senza ma alla concorrenza.

>>> Agenzia Google Ads

La parola magica si chiama conversion rate, ovvero il tasso di conversione. In pratica la percentuale di visitatori di un sito web o di un ecommerce che completano l’azione desiderata, sia essa l’acquisto, il download di un contenuto o l’iscrizione ad una newsletter. In pratica, convertono.

C’è una formula matematica semplicissima per riuscirci ed è:

numero di conversioni: visitatori unici e il risultato va moltiplicato x 100. Con questo calcolo si otterrà la percentuale delle persone che hanno risposto positivamente alla call to action nella tua ads.

Questo significa determinare la percentuale di visitatori che ci contattano da un annuncio (nel caso di lead) o che aggiunge i nostri prodotti/servizi al carrello nel caso di un negozio online e stimare la percentuale di visitatori che completano con successo il checkout.

Sai qual è la cosa peggiore che ti possa succedere quando investi in una o più ads? Vedere un numero elevato di visualizzazioni a fronte di conversioni esigue. Se è capitato anche a te in passato non c’è niente di strano, come ti ho detto “costruire” una ads di successo non dipende solo dai soldi ma dalla strategia che scegli.

 

Il mondo del web è pieno di ads che non funzionano. E l’errore più frequente che puoi commettere (e che compiono anche dei marketers) è quello di abbandonare una campagna dopo pochi giorni solo perché i risultati non arrivano subito.

Affinché tu ottenga un Roi positivo, la tua campagna va sperimentata, analizzata e tarata in corso d’opera. Non farti ingannare dalla portata virtuale del tuo annuncio, il segreto del successo non sta nel numero di persone che la visualizzeranno ma nel raggiungere quelle realmente interessate ai tuoi prodotti e servizi.

Segmentare il proprio target significa escludere alcune parole chiave magari troppo generiche e “sacrificare” determinate categorie di pubblico. Questo non vuol dire ridurre le potenzialità del tuo annuncio bensì aumentarle evitando l’effetto di “sparare nel mucchio”.

Specie chi è meno esperto può lasciarsi tentare dalla possibilità di accettare impostazioni di default e processi automatici di pubblicazione per sprecare meno tempo. Sbagliato! Fatti una domanda: chi conosce davvero i tuoi clienti meglio di te?

Adesso concentrati e pensa non tanto a come tu cercheresti i tuoi prodotti/servizi ma a come lo farebbe un utente esterno. Cosa scriverebbe su “Google”?

Considera poi che, per quanto breve, un annuncio non deve mai sacrificare la creatività e lo stile fresco e persuasivo. Il pubblico non vuole sapere quanto è bello il tuo prodotto ma come risolve la loro necessità. E questo non lo fai con il classico “[Nome prodotto] low cost” che leggo in molte ads che ancora circolano.

Ogni campagna di lead generation e web marketing in generale prevede uno o più cicli di ads. Quando lanciarli e come fa la differenza. A cosa serve una campagna di advertising isolata? A nulla. Se lo scopo è quello di ottenere lead da convertire, il lavoro è molto più lungo e, soprattutto, multicanale.

 

Innanzitutto, ti sei mai chiesto dove far “atterrare” i contatti che cliccano le tue ads? Le eventuali schede prodotto sono ottimizzare per l’acquisto? Il processo di registrazione e checkout sono semplici e lineari?

 

Perché un altro errore da evitare è quello di pensare che basti portare i contatti sul nostro sito per fare lead generation. Non è così. Prima di pensare alla campagna advertising, analizziamo il sito nel suo complesse e le pagine del sito attualmente attive, valutiamo quale è l’azione che vogliamo il contatto compia e in che modo la deve eseguire.

 

Queste sono operazioni preliminari indispensabili che devono assolutamente precedere una campagna di advertising perché altrimenti, il rischio di un flop è dietro l’angolo.

 

Per quanto riguarda la segmentazione, questo è un lavoro sì fondamentale nell’impostazione di campagne adwords ma, in parte, è un lavoro che devi aver già fatto prima con l’impostazione di un funnel tailor made sul tuo modello di business.

 

Ecco perché dire che la segmentazione è importante è verissimo, ma il discorso va ampliato non solo alle campagne di web marketing ma all’intero sistema di business che applichi alla tua attività.

 

Per non farla troppo lunga, il mio consiglio è quello di lavorare prima sul sito web del tuo business e, solo dopo, valutare la promozione tramite ads. E quando sari sicuro di poterlo iniziare, effettua dei test magari investendo piccole somme per capire se stai raggiungendo il target giusto e in che modo il pubblico risponde a queste ads. Non c’è una campagna uguale ad un’altra e l’esperienza, per quanto importante, non è l’unico fattore che entra in gioco.

 

Personalmente ho gestito centinaia di campagne di advertising in questi anni. Molte hanno avuto successo. Altre, per fattori diversi, non hanno ottenuto i risultati sperati. E sai cosa ho fatto? Ho studiato, analizzato ogni dettaglio di quella campagna stando magari sveglio di notte, per capire dove il flusso positivo di lead si è interrotto, dov’era quel famoso “collo di bottiglia” che ha rallentato il successo.

 

Rallentato, non interrotto. Lo ha solo rimandato.

 

E allo stesso modo nelle campagne che hanno ottenuto conversion rate da wow non mi sono seduto sugli allori ma ho cercato di capire quali fossero stati gli elementi migliori di quella strategia e in che modo fossero replicabili ad altri settori e altri clienti. Questo sì è stato un lavoro di esperienza. Ma anche di tanto, tanto studio.

 

Credimi, non c’è un solo business sulla faccia della Terra che non possa ottenere risultati migliori.

 

Tutti possiamo migliorare. Dobbiamo migliorare. E allora permettimi di salutarti con un aforisma di Paulo Coelho che è anche un auspicio: “Ogni qualvolta cerchiamo di essere migliori di quello che siamo, anche tutto quanto ci circonda diventa migliore”.